Era lo scorso anno
quando mi son trovato a dover affrontare le prime grafiche per la mostra DCO.
La prima cosa da fare, dopo la creazione del logo, era quella di trovare
un’immagine adeguata a trasmettere lo spirito della mostra da utilizzare per il
materiale pubblicitario. Nella mia testa, questa avrebbe dovuto essere una
bella fotografia fatta con perizia che esaltasse la realisticità dei modelli.
Insomma, doveva dare l’idea del vero.
Poi, come spesso
accade, per tempi stretti e mancanza di un archivio fotografico (la mostra era
appena nata), mi son trovato a lavorare con una delle fotografie peggiori su
cui un grafico si possa cimentare: uno scatto in ambiente chiuso, senza luci di
posa, con una bella “flashata” centrale ad appiattire il tutto, esaltare i
difetti e a bruciare le zone più vicine al micidiale sparo di luce; non mi
rimaneva altra soluzione che trasformare quei difetti in pregi.
Per fortuna, in
mio soccorso c’era la vividezza propria della scultura, opera di Andrea Leanza,
artista unico a trasmettere questo tipo di sensazioni, e dopo aver ritagliato e
contrastato l’immagine e averci piazzato uno sfondo scuro (molto utile per
esaltare eventuali testi e loghi), ho ricreato lo sparo di luce sul soggetto
con relativa ombra, come se l’animale fosse stato colto di sorpresa, in
ambiente notturno, da un malcapitato turista.
Queste
caratteristiche pare infondano una giusta dose di dramma ed emotività e, a
distanza di un anno, il Dilophosaurus
ruggente, ammesso che potesse ruggire, resta ancora l’immagine ufficiale della
mostra.

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