venerdì 16 marzo 2012

Cave of Forgotten Dreams

Film potente ed evocativo quello del famoso regista bavarese Werner Herzog sulle grotte di Chauvet, scoperte in Francia nella regione della Rhône-Alpes nel 1994.
Le grotte conservano opere rupestri fatte dall’uomo del Paleolitico superiore. Raffigurano animali (leoni, iene, bisonti, rinoceronti, cavalli, mammut e altri animali dell’epoca) oltre ad una figura antropomorfa, una sorta di uomo bisonte, in interazione con una figura simbolica femminile.
Questi cicli sono opera di artisti differenti; alcuni sono impressionanti per realismo e senso del movimento e altri per sintesi e padronanza del segno grafico (fra l’altro, sono le opere rupestri più antiche che si conoscano).
Il film mostra i luoghi e fa parlare gli studiosi. Si lascia andare a pensieri filosofici ed emotivi, forse per creare una connessione, anche poetica, tra l’uomo di ieri e quello di oggi. Connessione già fisicamente in atto dal 1994 (giorno della scoperta), mentre la vicina centrale atomica sul fiume Rodano, con i suoi vapori, fa da spunto per riflettere sull’uomo di domani.

Nel cinema di Herzog, che sia questo di finzione o documentaristico, la natura svolge un ruolo determinante e di confronto continuo con l’uomo e, in un mondo dove sembra mancare il tempo per tutto, Herzog se ne riappropria impressionando quelle immagini ancestrali nella mente dello spettatore insistendo nel mostrarci i dettagli delle opere (umane in contesto naturale) giocando con ombre, luci e musica e con il supporto della tecnologia 3D che, in questo caso come mai prima, è veramente funzionale al soggetto ripreso esaltandone profondità e volumi difficilmente apprezzabili diversamente; inoltre, in considerazione del fatto che il sito è, e rimarrà, chiuso al pubblico per motivi di preservazione, il film rimane un documento d’eccezione per chi volesse scoprire le meraviglie celate nelle grotte di Chauvet.

Cave of Forgotten Dreams (Francia, Canada, U.S.A., Regno Unito, Germania - 2010)
Scritto e diretto da Werner Herzog
Con Werner Herzog, Charles Fathy, Dominique Baffier, Jean Clottes, Jean-Michel Geneste e Carole Fritz
Prodotto da Creative Differences e History Films


giovedì 8 marzo 2012

Genesi di un’immagine

Era lo scorso anno quando mi son trovato a dover affrontare le prime grafiche per la mostra DCO. La prima cosa da fare, dopo la creazione del logo, era quella di trovare un’immagine adeguata a trasmettere lo spirito della mostra da utilizzare per il materiale pubblicitario. Nella mia testa, questa avrebbe dovuto essere una bella fotografia fatta con perizia che esaltasse la realisticità dei modelli. Insomma, doveva dare l’idea del vero.
Poi, come spesso accade, per tempi stretti e mancanza di un archivio fotografico (la mostra era appena nata), mi son trovato a lavorare con una delle fotografie peggiori su cui un grafico si possa cimentare: uno scatto in ambiente chiuso, senza luci di posa, con una bella “flashata” centrale ad appiattire il tutto, esaltare i difetti e a bruciare le zone più vicine al micidiale sparo di luce; non mi rimaneva altra soluzione che trasformare quei difetti in pregi.
Per fortuna, in mio soccorso c’era la vividezza propria della scultura, opera di Andrea Leanza, artista unico a trasmettere questo tipo di sensazioni, e dopo aver ritagliato e contrastato l’immagine e averci piazzato uno sfondo scuro (molto utile per esaltare eventuali testi e loghi), ho ricreato lo sparo di luce sul soggetto con relativa ombra, come se l’animale fosse stato colto di sorpresa, in ambiente notturno, da un malcapitato turista.
Queste caratteristiche pare infondano una giusta dose di dramma ed emotività e, a distanza di un anno, il Dilophosaurus ruggente, ammesso che potesse ruggire, resta ancora l’immagine ufficiale della mostra.