Non che questa opera seconda
sugli zombi dello scrittore statunitense Max Brooks, figlio d’arte del noto
regista Mel, abbia molto a che vedere con la paleontologia, anche se
l’ambientazione post apocalittica che riporta l’umanità ad uno stato primordiale
è sempre riconducibile alla preistoria dell’uomo (almeno dal punto di vista
emotivo). Ma lo stralcio di monologo che segue, una sorta di intervista ad uno
dei reduci della famigerata guerra agli zombi, di cui è costituita la struttura
narrativa del libro, ha il suo indubbio fascino.
« […] I branchi di bestie
selvatiche, ecco quello che più mi faceva paura. E non sto parlando di cani.
Coi cani sapevi cosa fare. L’attacco di un cane era sempre telefonato. No, sto
parlando di un’altra razza, anzi, di altri “razzi”1: erano come
leoni, quei gatti, metà puma e metà tigri dell’era glaciale dal cazzo a
sciabola. Magari erano davvero dei puma, di sicuro lo sembravano, o forse erano
solo la progenie di gatti domestici che si erano salvati perché erano dei veri
rottinculo. Ho saputo che su al nord erano ancora più grossi, per qualche legge
di natura, roba di evoluzione2. Ne capisco davvero poco di ecologia,
non vado oltre quel paio di documentari prebellici. Ho sentito dire che la
trasformazione dei gatti era dovuta al fatto che i topi erano tipo dei nuovi
corvi; veloci e abbastanza furbi da tenersi alla larga da Zom (zombi, NdR), si nutrivano di cadaveri,
si moltiplicavano a milioni, vivevano sugli alberi e tra le rovine. Erano
diventati anche loro dei bei rottinculo, quindi qualsiasi animale abbastanza
tosto da dargli la caccia doveva essere ancora più rottinculo. Ed ecco i razzi,
grandi in media il doppio del normale, zanne, artigli e una vera e propria
passione da tossici per il sangue caldo. »
1Chiamati così per la rapidità e la potenza dei loro
attacchi.
2Al giorno d’oggi, non esistono dati scientifici che
comprovino gli effetti della legge di Bergmann durante la guerra.
World War Z. La guerra
mondiale degli Zombi (World War Z. An horal History of the Zombie War - 2006)
di Max Brooks
Cooper storie, Cooper (2007)
Traduzione di Nello Giugliano
Fotografia di copertina di Robert Manrika
Grafica di copertina di Fabio Rizzo

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